Isola di Gorgona

scopri l’ultima isola-carcere d’Europa: la più settentrionale dell’arcipelago toscano

Venendo dalla costa potrà sembrarvi il profilo di un viso di donna che spunta dal mare osservando il cielo.  Così esordisce l’isola di Gorgona, la più piccola e settentrionale dell’arcipelago toscano con i suoi 2 kmq di superficie, 37 km al largo da Livorno: l’ultima isola-carcere d’Europa.
Questa perla incontaminata fa parte come le sue sorelle maggiori del “Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano” e del “Santuario dei Cetacei Pelagos”, un accordo italiano, francese e monegasco del 1999 per preservare la vita dei mammiferi marini del  Mediterraneo, proteggendo un’area vastissima di Mar Tirreno.
La storia di questa piccola isola verdissima somiglia a quella della più grande Capraia, con presenza umana nel Neolitico e poi di Etruschi e dei Romani dei quali ci rimane testimonianza nelle rovine sulle quali è stata costruita Villa Margherita.  Dall’inizio della cristianità eremiti e poi monaci vi hanno prosperato ciclicamente, subendo a partire dal IX secolo le razzie dei pirati Saraceni, che hanno portato la Gorgona ad essere disabitata per due secoli.
Ripopolata dai Certosini nel 1374, nel secolo successivo fu abbandonata nuovamente in seguito a numerosi sanguinari saccheggi barbareschi.
I diversi successivi scambi di giurisdizione accompagnati da tentativi di ripopolare l’isola di Gorgona non ebbero successo.
Dal 1869 vi è stata costruita una colonia penale agricola, che è in funzione tutt’ora, succursale della sede dell’isola di Pianosa.
Questa ha fatto sì che l’isola rimanesse poco abitata, oltre alla popolazione carceraria si contano una sessantina di residenti dei quali solo una piccola parte rimane sull’isola nei mesi di bassa stagione.
La limitata presenza umana ha permesso che la rigogliosa macchia mediterranea prosperasse, intatta come un tempo, quando nel XVI secolo i marinai islamici chiamavano Gorgona “Kestaneli Neda”, l’Isola dei Castagni, dei quali era florida.
Analogamente se ne sono preservate le coste e i fondali che indisturbati ci restituiscono praterie di posidonie, aragoste, nacchere, lupicanti, gorgonie e una grande varietà di pesci.
Grande varietà di fiori pure nel suo territorio collinare, che ricco di acqua presenta una macchia mediterranea verdissima e perfettamente preservata con scogliere a picco sulla costa ovest e discese a mare più dolci con vallate e calette nel suo lato di levante, dove si trova lo Scalo di Gorgona col suo piccolo e caratteristico Paese degli Antichi Pescatori, sul quale si stagliano la Torre Vecchia, la più antica e in rovina, eretta dai Pisani nel 1283, così come la Torre Nuova Medicea.
Il carcere, tutt’altro che una struttura di massima sicurezza, si trova a Villa Margherita ed i detenuti scontano la loro pena sull’isola perché hanno ottenuto il regime di semilibertà per buona condotta, potendosi dedicare alla coltivazione e all’allevamento di animali di piccola taglia, liberi di muoversi all’interno dell’isola.
È in progetto di dare ai detenuti anche ruoli di guida nell’isola, la cui visita però è subordinata a un regolamento rigido e carcerario: non è possibile visitare Gorgona privatamente e l’intero perimetro costiero è chiuso al pubblico, tranne la zona d’attracco delle motonavi sulle quali i gruppi di visitatori vengono trasportati, 25 alla volta, dal porto turistico di Livorno.
Sull’isola si sarà costantemente sorvegliati e non sarà possibile portare alcun dispositivo elettronico.
Il percorso di trekking prefissato ha una durata di circa 6 km di sentiero ben battuto e facile da percorrere con una pausa per il pranzo per poi giungere, dopo una sosta alla Torre vecchia, al Porticciolo dove finalmente ci si potrà tuffare nel mare.
Nel tardo pomeriggio si rientrerà con le stesse modalità.

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