Ventotene & Santo Stefano

Ponza e Palmarola

Immergersi nelle acque cristalline di Ventotene impone un abbandono gioioso alle nostre emozioni, sopraffatti da un territorio sottomarino incontaminato e straordinario di pura natura, fra giardini di gorgonie e spugne scarlatte che adornano pareti di grotte calcaree, rocce dai colori sgargianti che vanno dal blu al viola, con coralli tropicali, corvine, castagnole e grappoli di uova di molluschi.
Preparati a perlustrare relitti in profondità dove l’acqua da azzurra sfuma verso il blu scuro tinto di nero e pesci che numerosi si avvicinano a te e agli altri sub senza timore da quando questo territorio è divenuto Area Marina Protetta. 

Benvenuti a Ventotene, il paradiso delle immersioni, meta selvaggia amata dai praticanti del diving per la bellezza dei suoi paesaggi subacquei, molti dei quali concentrati nel suo perimetro occidentale.
Ventotene ha anche un’altra fama, quella di luogo d’esilio dai tempi dei Romani, dei quali sono tutt’oggi numerosi i resti, quando Augusto vi mandò la figlia Giulia, l’imperatore Tiberio vi costrinse la nipote Agrippina, poi fatta morire di fame, e ancora successivamente l’imperatore Nerone vi esiliò sua moglie Ottavia, ripudiata poiché non gli aveva dato figli.
Disabitata fino al 1771 quando fu popolata per decreto di Ferdinando IV di Napoli, Ventotene è tornata a essere usata come luogo d’esilio durante la Seconda Guerra Mondiale quando numerosi antifascisti vi furono, seppur brevemente, confinati.
Due di loro qui scrissero il “Manifesto di Ventotene” passato alla storia come testo introduttivo a quella Europa unita composta da stati federati che da allora cominciò a essere un obiettivo politico fino ai nostri giorni.
Ventotene e Santo Stefano sono le isole più a sud dell’Arcipelago Pontino, situate alla stessa latitudine di Napoli benché a una distanza di 50 km dalla costa campana, e a una quarantina di chilometri sia da Ischia che da Ponza.
Le sue terre emerse, 2 kmq scarsi, sono la cima di un vulcano che sprofonda nel fondale fino a 700 metri, mentre l’altitudine sul livello del mare raggiunge al massimo di 139 metri.
La popolazione residente in questo Comune è di 750 persone circa con una nutrita minoranza di rumeni.
Il nome deriva dal suo antico nome “Bentitiene” ovvero “l’isola dai fondali buoni tenitori”.
È un’isola senza veicoli in circolazione, con una sola spiaggia, Cala Nave, che rispetto a quelle della maggiore Ponza non è mai troppo affollata, oppure ci sono gli scogli sotto al Faro, da cui si può ammirare l’isolotto di Santo Stefano.

Il Porto è il luogo dove passeggiare nel tardo pomeriggio e poi trascorrere la serata sull’isola, coi suoi piccoli ristoranti bar e locali affacciati davanti alle barche dei marinai che rientrano o sa
lpano.
Adiacente si trova il Porto vecchio che mantiene la struttura organizzata dai Romani dei quali è possibile visitare anche le cisterne che furono una loro costruzione per l’approvvigionamento idrico, così come Villa Giulia si trova sul promontorio di Punta Eolo.

Nel Castello e Museo Archeologico di Ventotene risiede il Municipio oltre che una ricostruzione dell’isola all’epoca dei Romani e un’ esposizione di reperti archeologici.  Sull’isola si trova anche il Museo della migrazione e Osservatorio Ornitologico, primo in Italia, parte museale dell’Area Marina Protetta.

Ai piedi del faro di Ventotene invece si trovano 3 vasche ricavate nella roccia che in epoca romana erano utilizzate per l’allevamento dei pesci.
Sull’antistante Isola di Santo Stefano, pressoché disabitata, con una piccola passeggiata verso la sua parte centrale si giungerà alle imponenti mura del Carcere di Santo Stefano costruito nel 1795 dai Borboni, con la sua forma a semicerchio che voleva infliggere agli ergastolani la sensazione di essere sempre osservati dal suo punto centrale, oggi in stato di abbandono.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *